No al mais OGM, ma sì alle zanzare OGM

Interessante articolo di Anna Meldolesi apparso su Il Riformista di oggi 1 Luglio. Nota: non ho trovato il pezzo sulla rassegna stampa della Camera o sul sito del Riformista, ma qui.

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“Chissà cosa ne pensano il ministro ombra dell’ambiente Realacci, il responsabile ambiente del Pd Della Seta e gli altri ecologisti che sono sopravvissuti allo tsunami elettorale sparpagliati qua e là tra Ong e minicorrenti. Un gruppo internazionale di ricerca, guidato dall’italiano Andrea Crisanti dell’Imperial College London, ha intenzione di effettuare esperimenti con zanzare Ogm nel nostro paese, per cercare di capire se è possibile applicare la strategia degli insetti sterili alla lotta contro la malaria. Lo ha anticipato l’Ansa qualche giorno fa e ieri Repubblica ha rilanciato la notizia. Ma da una rapida consultazione dei siti web nostrani - dai verdi, a Legambiente, alla Fondazione per i diritti genetici - non emergono pronte reazioni da parte del mondo ecologista. Eppure le zanzare se ne vanno in giro più del polline e a differenza degli innocui vegetali possono trasmettere malattie pericolose per l’uomo. Possibile che le preoccupazioni per la salute umana e la tutela dell’ambiente scompaiano quando si parla di modificare geneticamente un insetto che punge l’uomo anziché un docile semino di mais?

Per cercare una spiegazione si può partire dalla più classica delle domande: chi ci guadagna? Le zanzare Ogm al momento si presentano come un business piuttosto inconsistente, roba da filantropi più che da speculatori, tant’è vero che la gran parte dei fondi internazionali destinati al settore proviene dalla fondazione di Bill Gates. Inoltre nessuna lobby politica o economica in Italia si sente minacciata dagli insetti Ogm.Tutto il contrario degli Ogm in campo agrario: qui ci sono le famigerate multinazionali dell’agribusiness, che ormai nell’immaginario di certa sinistra hanno rubato la scena persino all’industria delle armi. E soprattutto c’è la lobby contraria, con la stanza dei bottoni nella sede di Coldiretti, che non deve essere meno potente se è vero che da noi sono bloccate persino le sperimentazioni universitarie più banali. I berretti gialli hanno trovato nelle sementi Ogm uno strumento propagandistico efficace a vantaggio del made in Italy, ma perché dovrebbero sgolarsi contro le zanzare Ogm che non si prestano a sostenere nessuna campagna protezionistica? Il ragionamento fila, ma c’è anche una seconda spiegazione, che completa la prima e riserva qualche clamorosa sorpresa. In realtà Coldiretti è coinvolta in prima linea nello sviluppo della tecnica degli insetti mutagenizzati in Italia, essendo uno dei soci fondatori del CentroAgricoltura e Ambiente «Giorgio Nicoli» insieme ad altri soggetti tradizionalmente contrari alle biotecnologie come il Wwf e la provincia di Bologna. Continua a leggere ‘No al mais OGM, ma sì alle zanzare OGM’

Cervelli gay strutturati come sesso opposto

Gay si nasce o si diventa? A tale proposito, traduco un articolo apparso sul New Scientist. (Articolo originale in inglese qui.)

Cervelli dei gay strutturati come quelli del sesso opposto

Nuove scansioni cerebrali hanno fornito l’evidenza più convincente finora disponibile che essere gay o eterosessuali è una caratteristica determinata a livello biologico.

Queste scansioni rivelano che, nelle persone omosessuali, alcune zone fondamentali del cervello, che governano l’emozione, l’umore, l’ansia e l’aggressività, hanno la stessa struttura presente nelle persone eterosessuali del sesso opposto.

È probabile che queste differenze siano plasmate in gravidanza o nella primissima infanzia, dice Ivanka Savic, colei che ha diretto lo studio all’istituto Karolinska di Stoccolma.

“Questa è finora la più solida misurazione disponibile delle differenze cerebrali tra soggetti omosessuali ed eterosessuali” dice Savic.

Già studi precedenti avevano mostrato differenze nell’architettura e nell’attività cerebrale tra persone gay ed eterosessuali, ma la maggior parte di essi si basava sulle risposte a stimoli sessuali che avrebbero potuto essere apprese culturalmente, come giudicare il grado di attrattività di volti maschili o femminili.

Simmetria cerebrale

Per aggirare questo problema, Savic e una sua collega, Per Lindstrom, hanno deciso di misurare parametri cerebrali fissati al momento della nascita.

“Era questo lo scopo dello studio: mostrare che alcuni parametri del loro cervello sono differenti, ma questi parametri non possono essere stati alterati dall’apprendimento o da processi cognitivi“, dice Savic.

Per prima cosa hanno usato degli scanner di tipo MRI per scoprire il volume complessivo e la forma complessiva dei cervelli in un gruppo di 90 volontari consistente di 25 eterosessuali e 20 omosessuali di ciascun sesso.

Il risultato ha mostrato che i maschi eterosessuali avevano cervelli asimmetrici, con l’emisfero destro leggermente più grande; ed anche le donne omosessuali avevano questa simmetria. I maschi gay, invece, avevano cervelli simmetrici come quelli delle donne eterosessuali.

Successivamente la squadra ha utilizzato degli scanner di tipo PET per misurare il flusso del sangue verso l’amigdala, una parte del cervello che governa la paura e l’aggressività. Le immagini hanno rivelato in che modo l’amigdala si connetteva ad altre parti del cervello, fornendo indizi su come ciò potrebbe influenzare il comportamento.

Il collegamento con la depressione

In tal modo i ricercatori hanno scoperto che nei maschi gay queste connessioni hanno la stessa struttura presente nelle femmine eterosessuali e viceversa (vedi immagine in alto).

Nelle femmine eterosessuali e nei maschi omosessuali queste connessioni terminavano prevalentemente in regioni del cervello che controllano sensazioni di paura ed intensa ansia.

“Le regioni coinvolte nella fobia, l’ansia e la depressione si sovrappongono alle strutture che vediamo dipartirsi dall’amigdala” dice Savic.

Questo è un fatto significativo, sostiene Savic, e conferma altri dati disponibili che mostrano che le donne hanno una probabilità tre volte maggiore rispetto agli uomini di soffrire di disordini dell’umore o di depressione. Anche i maschi gay hanno alti tassi di depressione, dice Savic, ma è difficile scoprire se ciò è dovuto alla loro biologia, all’omofobia di altre persone, o semplicemente alla sensazione di essere diversi.

Nei maschi eterosessuali e nelle femmine lesbiche, l’amigdala inviava i suoi segnali prevalentemente nella corteccia sensoria-motrice e nello striatum, regioni del cervello che attivano la risposta “combatti o datti alla fuga”. “Si tratta di una risposta aggressiva, “d’azione”, molto più che nelle donne”, dice la Savic.

Differenze notevolissime

Questo studio mostra che gli omosessuali di entrambi i sessi mostrano forti deviazioni nella simmetria del cervello rispetto agli eterosessuali dello stesso sesso” dice Qaxi Rahman, un ricercatore di spicco sull’orientamento sessuale al Queen Mary College, Università di Londra.

“Le differenze che sono state rilevate nelle connessioni dell’amigdala sono notevolissime”

“Paradossalmente, otteniamo più informazione studiando caratteristiche che non hanno connessione diretta con l’orientamento sessuale, ed è proprio qui che lo studio in questione eccelle” dice Simon LeVay, un noto autore statunitense che nel 1991 ha scoperto (pdf) delle differenze tra omosessuali ed eterosessuali in una parte del cervello chiamata ipotalamo.

Ma, come la stessa Savic riconosce, lo studio non può dire se queste differenze nella struttura del cervello siano geneticamente ereditate, oppure se siano plasmate durante la gravidanza, a causa di un’esposizione molto alta o molto bassa ad ormoni sessuali come il testosterone.

Pubblicazione scientifica di riferimento: Journal reference: Proceedings of the National Academy of Sciences (DOI: 10.1073/pnas.0801566105)

(Traduzione di Maurizio Colucci)

Piano con le parole

Se esiste un modo per vanificare anni di divulgazione scientifica e di ricerca e’ quello di utilizzare parole sbagliate o fuorvianti o addirittura allarmistiche nei giornali e nei media in generale. L’abbiamo visto piu’ volte anche in questo blog. Per esempio titolare su Liberazione un buon articolo (con alcuni distinguo) con un “Il fegato delle scimmie e i nuovi Frankestein”.

Mostri, chimere, apocalissi e come in questo caso Frankesteins bypassano la parte razionale del cervello e arrivano direttamente a stuzzicare le aree delle nostre paure ancestrali. Anche le parole fanno male.

Per quanti problemi possano creare gli xenotrapianti (rigetto, malattie ecc) definire chi e’ stato trapiantato come un moderno Frankestein non e’ corretto e neppure tanto carino, visto che queste persone rischiano la vita ogni giorno. La parola “Frankestein” ormai ha assunto dei connotati dispregiativi tra le associazioni antiscientifiche e spesso ecologiste e viene usata a sproposito per qualsiasi tecnica in cui sono coinvolti materiali biologici di diversi individui o specie. Queste persone spesso non sono al corrente che xenotrapianti, transfezioni geniche, chimere sono all’ordine del giorno da anni. Basti pensare a quei piccoli frankestein che 20 anni orsono creammo modificando i geni dell’Escherichia Coli, inserendo il gene dell’insulina umana. Ogni individuo poi ha un codice genetico unico, ma che e’ il frutto dell’apporto di altri due codici genetici unici ma diversi, cioe’ i genitori.

Per non parlare poi della nostra storia evolutiva durante la quale probabilmente nei nostro codice genetico furono inseriti geni di altre specie tramite retrovirus o trasposoni. Anzi alcuni pensano che queste contaminazioni siano state fondamentali per molti passaggi evolutivi delle specie sulla Terra.

Siamo tutti chimere insomma.

La ramanzina finale su gli scienziati che giocano a fare Dio e’ poi semplicemente fuori luogo, inflazionata e ridicola, soprattutto nel caso di tecniche che possono salvare vite umane.

(nella foto uno scienziato-dio e la sua creazione chimerica)

La moratoria sui cibridi

Le metafore dovrebbero servire a rendere alcuni concetti scientifici facilmente comprensibili: quando diventano uno strumento di terrore, quando sono connotate negativamente (solo e sempre negativamente) c’è davvero qualcosa che proprio non va.
Chimera era quel mostro un po’ capra un po’ leone un po’ serpente (l’iconografia è mutevole ma il risultato è sempre spaventoso), che vomitava fuoco e che non era mai un piacere incontrare.
Mostri a parte, si definisce chimera qualcosa di inesistente, di distopico, di ingannevole.
Oppure “scientificamente”, come si legge nell’ultimo documento presentato al Comitato Nazionale per la Bioetica, le chimere sono “organismi che contengono cellule con patrimonio genetico diverso, provenienti da due o più organismi geneticamente distinti appartenenti alla stessa specie o a specie differenti” .
Nello stesso documento si riconosce il peso della storia simbolica del termine (“Si può comprendere quindi come l’evocazione di un nome come Chimera generi timori profondi, che si radicano nel nostro inconscio collettivo e ci facciano pensare ad epoche lontane e minacciose, da cui l’uomo si è dovuto faticosamente affrancare”), ma si mette subito in guardia verso le derive della tracotanza umana (“Ma al tempo stesso è un termine che può, sempre a livello inconscio, suscitare ambizioni di rivalsa verso tutto quanto rimane misterioso, e non del tutto comprensibile scientificamente, come l’origine della vita”), calcandone i tratti spaventosi.
Si capisce che la preoccupazione centrale del documento riguarda l’embrione e la sua sacralità. E rinsaldare le barriere morali contro la sua manipolazione e la sua distruzione, soltanto tramite la sperimentazione embrionale o la possibilità di effettuare (di fatto) la diagnosi genetica di preimpianto (nonostante il TAR del Lazio si sia espresso a favore). Ciò che rimane infatti oscuro è l’accettazione della legge 40 del 2004 che permette il sacrificio di moltissimi di quei 3 embrioni (quanti se ne possono produrre ad ogni ciclo: di quei 3 la maggior parte non arriva alla nascita). Bisognerebbe prendere una decisione: o l’embrione è sacro e allora niente PMA; oppure non è sacro e allora perché imporre limiti tanti angusti? Non esiste la terza via che è un po’ sacro e un po’ no a seconda dell’umore.
Puntualizza il documento: “Il problema cioè non sorge quando si mischiano tessuti e cellule umani ed animali, di per sé, ma quando le chimere umano/animale sono esseri viventi di identità incerta, nei quali non è più visibile il confine fra le specie umana ed animale” (poco più avanti si legge: “Il problema dell’identità del nuovo essere vivente si pone sempre, invece, quando le chimere umano/animale vengono formate nei primissimi stadi di sviluppo embrionale”).

Ma se si mischiano, come sarebbe visibile il confine? Il mulo mica c’ha un confine tra il suo essere cavallo e il suo essere asino… Non ha due identità distinte, una cavallina e una da somaro.
Il problema non è il confine o l’identità, ma l’ossessione per l’embrione umano (e, verrebbe da aggiungere, quella di specismo e di ostinato essenzialismo).

Il documento del CNB si concentra sugli embrioni ibridi citoplasmatici (o cibridi, prodotti tramite trasferimento nucleare di cellule somatiche) perché The Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) ha concesso l’autorizzazione a procedere – e in questo modo si rischia di superare le barriere tra specie…

Perché usare i cibridi? A scopo conoscitivo (per conoscere i meccanismi di riprogrammazione cellulare) e a scopo terapeutico (producendo linee cellulari e poi tessuti umani compatibili con il ricevente).
Usare gli ovociti umani (oltre a porre un problema del loro reclutamento) per il CNB non va bene; non va bene nemmeno usare ovociti animali. Chissà perché non appare sorprendente.
Tra le ragioni della condanna troviamo anche una vecchia conoscenza: che la ricerca non avrebbe dato alcun risultato. Sono impazienti, al CNB. Viene da pensare, però, che soffermarsi sulla inefficacia della sperimentazione sarebbe ridondante se gli ostacoli morali fossero tali da giustificarne il divieto.
Invece la parte più debole è proprio quella bioetica.

“La produzione di ibridi citoplasmatici pone gravi questioni etiche in relazione ai mezzi utilizzati e agli obiettivi che si intendono raggiungere.
[...]
L’ipotesi bioetica che qui si intende avanzare è che la produzione di ibridi citoplamastici non sia assolutamente approvabile per almeno due ragioni: da una parte, infatti, essa implica una manipolazione totale dell’essere umano, dall’altra, ne programma e ne giustifica la distruzione.
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Bilanci energetici delle centrali nucleari

Si è di recente riacceso il dibattito sull’opportunità di procedere alla costruzione di nuove centrali nucleari in Italia per la produzione di energia elettrica, così da ridurre l’importazione dall’estero, la dipendenza dai combustibili fossili ed anche - si spera - ridurre il costo all’utente dell’elettricità.

Sono state sollevate molte obiezioni all’idea di nuove centrali nucleari; più che altro le questioni di sicurezza e la questione della reale convenienza economica/energetica di queste centrali.

Sulla sicurezza, per il momento mi limito a constatare che il disastro di Chernobyl è stato un evento più unico che raro, causato dalla gestone dissennata di un reattore molto carente dal punto di vista della sicurezza. Non è quindi un termine di paragone valido per i reattori impiegati in Europa ed altre parti del mondo.

Qui mi concentrerò sul problema del bilancio di energia per le centrali nucleari. La fissione nucleare dell’uranio permette di ottenere un’enorme quantità di energia da una piccola quantità di combustibile; tuttavia c’è anche da considerare l’energia spesa per produrre il combustibile, costruire le centrali e farle funzionare; quindi smaltire le scorie e demolire i reattori alla fine del loro ciclo di vita.

Calcolare esattamente questi bilanci non è per niente facile, ma ci sono disponibili liberamente via Internet almeno due rapporti che tentano di compilare un bilancio energetico delle centrali nucleari.

Il primo è Nuclear power – the energy balance di Jan Willem Storm van Leeuwen (in seguito abbreviato come Rapporto Storm)

Il secondo è Energy Analysis of Power Systems curato dalla World Nuclear Association (in seguito abbreviato come Rapporto WNA)

Per iniziare, una parola sui curatori. Si può essere tentati - come fa lo stesso Storm - di ritenere che organizzazioni come la WNA abbiano un proprio interesse a promuovere l’energia nucleare e siano quandi inaffidabili. Tuttavia, lo stesso Rapporto Storm è stato inizialmente commissionato dai partiti Verdi del Parlamento Europeo - gruppi che hanno una ben nota piega ideologica. Per cui, ci sono motivi validi per impugnare l’onestà dei curatori di entrambi i rapporti. Ma visto che le discussioni sull’onestà degli autori sono in genere poco produttive, preferisco evitarle se non ci sono prove concrete di disonestà.

Quindi, veniamo al sodo, ed ai numeri presentati nei due rapporti.

Il Rapporto Storm preferisce convertire i consumi energetici in emissioni di CO2, ed arriva alla conclusione che nel caso peggiore le emissioni (di CO2) di una centrale nucleare siano più o meno pari a quelle di un impianto turbogas di pari potenza. Il caso peggiore si verifica con il minerale di uranio costituito da una roccia dura a basso tenore di metallo; nel caso di minerali teneri ad alto tenore invece le emissioni di una centrale nucleare scendono al 30-50% rispetto ad una turbogas.

Secondo il Rapporto WNA, invece, le emissioni di una centrale nucleare ammontano a pochi punti percentuali di quelle di una turbogas anche nel caso peggiore, e le cose vanno anche meglio in rapporto alle centrali a carbone.

L’impressione che mi sono fatto dai due rapporti è che Storm consideri il caso peggiore (worst case scenario) per i consumi energetici, la vita degli impianti, l’efficienza eccetera; la WNA invece considera il caso migliore (best case scenario) per i parametri indicati. Le situazioni reali per la maggior pare si troveranno in un punto fra questi estremi (probabilmente, più vicino al caso migliore).

Dove il Rapporto Storm sembra più debole è nel capitolo dedicato alle riserve di uranio: a parte le stime dei costi di lavorazione dei minerali a basso tenore, esso non considera il fatto che l’esplorazione mineraria per l’uranio è ancora agli inizi: l’esempio del petrolio, con la costante stima al rialzo delle riserve disponibili, dovrebbe insegnare qualcosa.

Per finire, e forse per introdurre nuovi argomenti, ecco una dettagliata analisi - in italiano - dei costi dell’energia elettrica fotovoltaica.

Fabster

Bufale? Al Corriere ci cascano sempre

Pare proprio che da ulteriori informazioni trovate sulla rete la notizia dell’orma più antica del mondo ritrovata in Bolivia sia proprio una bufala. E come al solito l’informazione italiana è stata l’unica al mondo, a parte quella boliviana, a cascarci.

Brian Switek nel suo blog ci fa notare infatti che l’impronta è palesemente falsa. In effetti pare veramente scavata nella roccia e ha una forma molto cartoonesca (alla Fred Flinstone). Ma non è tutto. Infatti lo scopritore dell’impronta, Freddy Arce, non è nuovo a bufale del genere. Anni fa proclamò di aver ritrovato una stele scritta in caratteri sumerici in Sud America!

Tra l’altro si parla indistintamente di ricercatori e scienziati paleontologi ma Arce è un archeologo!

E’ invece una vergogna che i giornali italiani abbocchino a queste bufale. E non è un caso che il Corriere abbia riportato la notizia. Infatti è in atto una campagna per screditare l’evoluzionismo proprio a pochi mesi dal duecentenario della nascita di Darwin. Prima con il vergognoso articolo di Palmerini, ora questo dell’orma.

Questo tipo di notizie false sono una manna per i creazionisti. Se fate una breve ricerca su Google troverete decine di siti e blog di ferventi cattolici che brindano alla falsa-notizia, al grido di Darwin è morto.

L’impronta umana più antica al mondo? Forse una bufala.

Probabilmente avrete letto su alcuni organi di stampa come Corriere.it o Stampa.it del ritrovamento dell’orma umana più antica del mondo in Bolivia.

La notizia è così stravagante ed incredibile che ci ha insospettito: si sente puzza di bufala, e non parliamo della mozzarella.

Secondo gli articoli arrivati in Italia l’impronta di un piede umano è stata ritrovata in Bolivia negli strati rocciosi del Miocene, in un periodo compreso tra 5 e 15 milioni di anni fa. Il che dovrebbe inficiare tutte le conoscenze che abbiamo sulla evoluzione umana e sulla migrazione umana nel pianeta. Perché secondo i resti fossili i primi Homo Sapiens sono comparsi in Africa 200.000 anni fa. Anche se poi consideriamo l’orma come quella di un ominide antecedente il Sapiens ricordiamo che il Sud America incominciò a staccarsi dall’Africa circa 150 milioni di anni fa. All’epoca per intenderci c’erano i dinosauri e i mammiferi placentati non erano ancora comparsi sulla Terra.

Ma veniamo ai sospetti di bufala:

1. Il modo: la notizia è stata riportata da un gruppo di ricercatori ad una conferenza stampa del Ministero degli Esteri boliviano. Come al solito, quando si tratta di notizie rivoluzionarie e per l’appunto sospette i canali d’informazione che vengono scelti non sono mai quelli ufficiali come riviste specializzate, accademie, università. E questo il primo sospetto: perché se la notizia è così rivoluzionaria è stata data in pasto alla stampa all’interno di un centro non scientifico?

2. Chi: facendo una veloce ricerca su Google, la notizia è stata riportata solo ed esclusivamente dai siti d’informazione boliviani, dal Corriere.it e da Stampa.it, da un sito colombiano che parla di 15 mila anni invece di 15 milioni di anni e dall’ANSA svizzera italiana. Nessun organo di stampa in lingua inglese (ricordiamo che il 90% dell’informazione passa su internet tramite la lingua inglese, e il 99% della scienza DEVE passare in inglese) riporta la notizia; neppure in francese per giunta. Quindi solo in lingua spagnola e italiano. Se non fosse per l’Italia che è campionessa nel ricevere le bufale la notizia sarebbe rimasta in Bolivia e lì sarebbe rimasta.

3. Dove: l’impronta fossile non è stata ritrovata recentemente ma è un ritrovamento di anni fa. Infatti le popolazioni indigene veneravano l’orma come quella dei propri antenati da anni chiamata “la Pisada del Inka”. Sospetti di manipolazione, spostamento del presunto fossile, falsificazione sono più che legittimi.

4. Come: anche se quell’impronta fosse vera, rimangono pur sempre i sospetti scientifici tra cui:

  • tutti i resti fossili ci confermano la nascita degli ominidi in Africa centrale, in un periodo in ui l’America del Sud si era già separata dal resto dei continenti.
  • l’orma pare quella di un uomo moderno sia nella forma che nelle dimensioni. Gli scopritori boliviani parlano di un uomo alto 1.70 centimetri del peso di 70 chili. Ricordiamo che Lucy, il resto fossile di Australopiteco più famoso al mondo misurava circa un metro di altezza. E il metro e settanta l’umanità lo raggiungerà molto tardi nell’evoluzione.

Insomma fatte tutte queste osservazioni a noi pare ci sia il forte sospetto di bufala. Tranquilli se davvero le cose dette verranno confermata la notizia apparirà negli organi di stampa competenti e nelle sedi appropriate. Vi terremo informati.

Fabristol

Missione Phoenix, Marte

Domenica scorsa, 25 Maggio, la sonda Phoenix Mars Lander è atterrata regolarmente sul Pianeta Rosso in una regione pianeggiante vicino al polo nord. Dopo alcuni clamorosi fallimenti di sonde che si sono schiantate all’atterraggio- ma anche lo strepitoso successo dei veicoli Spirit ed Opportunity, questa nuova missione iniziata sotto i migliori auspici potrebbe portare grandi novità.

Altre missioni di ricognizione, in particolare Odissey, hanno rilevato la presenza di ghiaccio d’acqua a bassa profondità nel terreno intorno alle calotte plari di Marte, un po’ come il permafrost terrestre. Sempre in analogia con quanto accade in altri ambienti estremi sulla Terra, si ritiene che semplici organismi possano vivere nello strato di terreno vicino al permafrost marziano.

Il modulo d’atterraggio Phoenix ha due obbiettivi principali: raccogliere dati meteorologici nella regione artica di Marte - dove nessun’altro veicolo è arrivato prima d’ora - che aiutino a chiarire il clima presente e passato. Secondo, la sonda è dotata di un piccolo braccio escavatore ed un laboratorio d’analisi automatizzato per raccogliere ed esaminare campioni di terreno.

Lo scopo di queste analisi non è propriamente di ricercare forme di vita, ma piuttosto di valutare se la composizione chimica del suolo lo rende abitabile o meno: verranno misurate le quantità degli elementi necessari alla vita come carbonio, azoto, fosforo ed idrogeno; verrà fatta anche una ricerca di coppie redox propizie alla vita e misure di altre proprietà come pH e salinità. La sonda è in grado di scavare abbastanza in profondità per raggiungere uno strato di terreno protetto dall’azione dei raggi ultravioletti, i quali distruggono le molecole organiche attraverso la formazione di specie fortemente ossidanti.

Il sito della NASA mette a disposizione anche la descrizione completa del veicolo e della strumentazione, e pure la galleria delle immagini trasmesse a terra.

Nelle immagini tratte dal sito della NASA (dall’alto verso il basso): la sonda Phoenix in una rappresentazione al computer; Il “piede” della sonda fotografato dalla sonda stessa con sullo sfondo la sabbia rossa di Marte; ed infine la straordinaria immagine della sonda che atterra col suo paracadute fotografata dal Mars Reconnaissance Orbiter, un satellite che orbita intorno a Marte.

Fabster

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Palmarini zero, Darwin 1

Sul Corriere.it di ieri mi sono imbattuto in un articolo firmato da Massimo Piattelli Palmarini, un professore di scienze cognitive all’Università dell’Arizona, cui stento ancora a credere.

La tesi di quest’articolo “bizzarro” è che il sequenziamento del Dna dell’ornitorinco pubblicata su Nature e su Genome Research possa addirittura inficiare la teoria dell’evoluzione. Detto poi da un professore che si occupa di evoluzione del linguaggio è un po’ come scavarsi la fossa da solo.

Ma andiamo con ordine.

Dopo aver aperto l’articolo con le solite frasi ricorrenti che si usano quando si parla di ornitorinchi, cioé della sua eccezionalità, stranezza e delle mille curiosità della sua natura, Palmarini ci spiega che i cromosomi sessuali nell’ornitorinco sono ben dieci. Certo cosa strana ma risaputa ormai da anni e che non c’entra niente con gli studi recenti su cui si dovrebbe basare l’articolo.

Siamo informati anche del fatto che i cromosomi dell’ornitorinco sono 52 rispetto ai nostri 46. E qui pare che voglia stupire facendoci notare quanto ancor più strano sia questo animale: addirittura 6 cromosomi in più rispetto agli umani! Sarà di sicuro un mostro! Ma questo non deve stupire perché l’ornitorinco rispetto ad un animale comune come il cane fa una pessima figura. Dall’alto dei suoi 78 cromosomi fido pare ben più strano dell’ornitorinco, giusto? (pensare che il tacchino ne ha 82 mi mette i brividi)

Continua a leggere ‘Palmarini zero, Darwin 1′

Le nuove Linee Guida sulla Legge 40

Dopo una attesa di quasi 9 mesi (ricorda qualcosa?) il Ministero della Salute emana le nuove Linee Guida. I commenti oscillano tra entusiasmi affrettati e condanne pregiudiziali. Cosa cambia davvero con il nuovo testo?
In sintesi si potrebbe dire che si apre uno angusto spiraglio (peraltro controverso) ma che permangono i principali problemi sollevati dalla Legge 40 (permanenza inevitabile, anche considerando che la Legge non potrebbe essere modificata da un testo meramente applicativo quali le Linee Guida).

Nel sito del Ministero sono elencate le principali novità:

1. la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) viene estesa anche alla coppia in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, e in particolare del virus HIV e di quelli delle epatiti B e C, riconoscendo che tali condizioni siano assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla PMA. In questi casi c’è infatti un elevato rischio di infezione per la madre e il feto conseguente a rapporti sessuali non protetti con il partner sieropositivo. Un rischio che, di fatto, preclude la possibilità di avere un figlio a queste coppie;
2. l’indicazione che ogni centro per la PMA debba assicurare la presenza di un adeguato sostegno psicologico alla coppia, predisponendo la possibilità di una consulenza da parte di uno psicologo adeguatamente formato nel settore;
3. l’eliminazione dei commi delle precedenti linee guida che limitavano la possibilità di indagine a quella di tipo osservazionale e ciò a seguito delle recenti sentenze di diversi tribunali e in particolare di quella del TAR Lazio dell’ottobre 2007. Questa sentenza come è noto ha infatti annullato le linee guida precedenti proprio in questa parte, ritenendo tale limite non coerente con quanto disposto dalla legge 40.
(Il corsivo è mio; qui i testi del 2004 e del 2008 a confronto).

Si ribadisce quanto affermato dalla sentenza del Tar del Lazio nel passato gennaio: è possibile effettuare la diagnosi genetica di preimpianto. Non comparendo un divieto esplicito nella Legge 40, ma solo nella precedente versione delle Linee Guida, è lecito richiedere l’esame che permette di riscontrare patologie genetiche nell’embrione prima dell’impianto. Ma rimane in piedi il requisito necessario per l’accesso alle tecniche: la certificazione di infertilità o sterilità che, come stabilito dal nuovo testo, subisce un lieve ampliamento includendo le persone colpite da malattie virali.
Cade infatti l’impossibilità di accedere alle tecniche per tutte le persone con malattie virali: ed è senza dubbio una buona notizia, anche se potrebbe essere discutibile la motivazione.
Nel testo delle nuove Linee Guida infatti si legge: “essendo l’uomo portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da HIV, HBV od HCV – l’elevato rischio di infezione per la madre o per il feto costituisce di fatto, in termini obiettivi, una causa ostativa della procreazione, imponendo l’adozione di precauzioni che si traducono, necessariamente, in una condizione di infecondità, da farsi rientrare tra i casi di infertilità maschile severa da causa accertata e certificata da atto medico, di cui all’articolo 4, comma 1 della legge n. 40 del 2004” (p. 7).
Continua a leggere ‘Le nuove Linee Guida sulla Legge 40′

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